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Area: Alfredo Binda - storia

Alfredo Binda, nato a Cittiglio, in Provincia di Varese 11 agosto 1902 lasciandoci il 19 luglio 1986 è stato un grande ciclista passista-scalatore, considerato uno dei più forti corridori di tutti i tempi.

Crebbe a Nizza, dove iniziò l'attività professionistica nel 1922; rimase in Francia fino al 1924, data alla quale aveva già conquistato 38 corse.

Vinse 5 edizioni del Giro d'Italia (1925, 1927, 1928, 1929 e 1933), record assoluto, condiviso con Fausto Coppi ed Eddy Merckx. Nell'arco della carriera conquistò complessivamente 41 tappe al Giro, record mantenuto fino al 2004, quando fu superato da Mario Cipollini. In tutto rimase in testa alla classifica generale per 60 tappe. Nel 1927 vinse 12 delle 15 tappe del Giro, e nel 1929 ben 8 tappe consecutive; entrambi record tutt'ora imbattuti.

A causa della sua manifesta superiorità, nel 1930 fu pagato dagli organizzatori per non partecipare al Giro, ottenendo 22.500 lire, una cifra corrispondente al premio per la vittoria finale e ad alcune vittorie di tappa. Nel 1933 è stato il vincitore della prima cronometro della storia del Giro: 62 km da Bologna a Ferrara.

Nel suo ricco palmares figurano anche 3 Campionati del mondo (record), 2 Milano-Sanremo, 4 Giri di Lombardia e 4 Campionati italiani.

Lasciò l'attività nel 1936, dopo un incidente che gli provocò la frattura del femore. Diventò commissario tecnico della Nazionale italiana, ruolo che ricoprì per ben 22 anni, in cui accumulò fama e successi degni della sua carriera da corridore.

Binda non ottenne mai risultati di rilievo al Tour de France, al quale partecipò di rado anche negli anni del suo dominio assoluto in campo internazionale.

A tal proposito, bisogna in ogni modo considerare che al tempo i ciclisti si recavano a competere all'estero molto più raramente di quanto accada oggi. Affrontò con scarso entusiasmo il Tour nel '30 (anno della sua forzata rinuncia al Giro), ciò nonostante vinse due tappe consecutive, a Pau e a Luchon, avviandosi a dominare la corsa; tuttavia, una caduta lo costrinse all'abbandono. Si prese la rivincita come c.t. della Nazionale, che guidò in occasione delle trionfali spedizioni con Bartali nel '48, Coppi nel '49 e '52, e Nencini nel '60.

La sua saggezza fu alla base dell'accordo impossibile fra Gino e Fausto e del massimo rendimento della squadra, che ne riconosceva il prestigio e l'abilità tecnica e diplomatica.

In carriera vinse complessivamente 115 corse. È ritenuto da molti uno dei cinque grandi della storia del ciclismo, insieme a Coppi, Merckx, Hinault e Indurain.

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