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Area: Varese - i fiumi della provincia
I FIUMI DELLA PROVINCIA DI VARESE
Il territorio varesino gode del privilegio di essere toccato da naturale bellezza. E' una terra ricca di verde e di acqua tanto che le denominazioni su questa sua qualità ambientale fanno sempre riferimento ai suoi giardini ma soprattutto ai suoi numerosi laghi e fiumi.
Fu l'azione erosiva dei ghiacciai a portare significative variazioni della morfologia del paesaggio del nostro territorio come la formazione di valli glaciali. Il ritiro dei ghiacciai iniziato circa 10 mila anni fa, all'interno degli anfiteatri morenici e delle valli glaciali, determinò la formazione di ampi bacini lacustri più estesi di quelli attuali ed alimentati dalle acque di fusione dei ghiacciai.
Non a caso, i laghi sono la peculiarità del varesotto: se ne contano almeno una decina a ridosso delle Prealpi.
Altrettanto importante la rete dei fiumi, antiche vie di comunicazione delle popolazioni prealpine che si insediarono e progredirono stanziando nelle zone lacustri. I fiumi più importanti come il Tresa e il Ticino servono anche i principali laghi Ceresio e Verbano.
Tra la miriade di fiumi e torrenti minori ve ne sono di quelli che servono specchi lacustri più piccoli ma estremamente suggestivi. Ricordiamo il Margorabbia che entra nel piccolo lago di Ganna per formare poi il lago di Ghirla e sfociare in seguito nel Lago Maggiore.
Ve ne sono altri, invece, che finiscono con il disperdersi nei permeabili terreni dell'alta pianura come i torrenti Arno, Tenere e Rile. Infine, quelli che, come l'Olona, hanno avuto un peso significativo come forza motrice per gran parte della nascente industria lombarda.
I principali fiumi della provincia di Varese sono:
- TICINO
- OLONA
- ARNO
- MARGORABBIA
- TRESA
TICINO
Nasce in Svizzera al passo della Novena (Nufenen), nell'area del San Gottardo, ed interessa il lato sud occidentale della provincia di Varese. Emissario dal lago Maggiore, segna il confine con la provincia piemontese di Novara. Ha una portata media di 236 metri cubi al secondo.
Notevoli sono le variazioni di flusso nel corso dell'anno: da 52 metri cubi al secondo, nei periodi di magra, fino a 1200 nei momenti di piena.
La costante presenza di acque, unita alla localizzazione della valle, ha favorito l'insediamento umano sulle sue rive fin dall'antichità (IX secolo a.C. civiltà di Golasecca). La navigazione per molto tempo ha avuto un'importanza fondamentale.
Alla presenza del fiume ed alle caratteristiche ambientali sono legate anche altre attività come la pesca. Il bosco è stato un rifugio per la selvaggina, tanto che la valle del Ticino ha costituito nel 1400 e 1500 una riserva di caccia dei Visconti e degli Sforza. Sembra che risalga all'VIII secolo d.C. l'attività dei cercatori d'oro, ormai cessata da alcuni anni e praticata solo da qualche dilettante.
Fiorente fu il commercio dei cogoli (sassi bianchi quarzosi) prima commerciati con le vetrerie di Murano, poi macinati in zona in alcuni mulini adibiti allo scopo e utilizzati nelle vetrerie sorte in loco. Invece i sassi neri, grigi o di altri colori venivano raccolti per creare con paziente lavoro le pavimentazioni ed acciottolato o per l'edilizia.
Anche la vegetazione forniva materia prima destinata ad alcune lavorazioni. Lo sfruttamento delle acque del Ticino a scopo di irrigazione e di produzione di energia, idraulica prima, idroelettrica poi, è sempre stato rilevante.
Molte imbarcazioni hanno solcato le acque del Ticino, trasportando merci di vario tipo, fra cui i marmi di Candoglia, che dalla sponda piemontese raggiungevano Milano e venivano impiegati nella costruzione del Duomo.
Nel secondo dopoguerra il trasporto di merci e di passeggeri divenne antieconomico e fu abbandonato. Oggi, non mancano, però, progetti per rivitalizzare le vie d'acqua.
Sul territorio è stato istituito, con legge regionale del 1974, il Parco Lombardo della Valle del Ticino. Il fiume Ticino, in Italia, prende avvio a Sesto Calende e conclude il suo corso nel Po, dopo 110 Km., al Ponte della Becca, a sud di Pavia, superando un dislivello di 130 m.
Il suo corso è costellato di diverse dighe di sbarramento per regolare il deflusso delle acque e di centrali per l'energia elettrica alcune delle quali non più in funzione.
OLONA
Il fiume Olona ha inizio a nord di Varese, originato da due rami separati che poi si riuniscono nei pressi della frazione Olona in comune di Induno Olona. Il ramo occidentale nasce alla Rasa di Varese, mentre quello orientale ha origine presso le grotte di Valganna. L'Olona riceve, poi, l'affluente Bevera, che scende da Viggiù, e poco oltre, il torrente Vellone: il corso d'acqua che oggi attraversa Varese tutto coperto.
In località Folla di Malnate si innestano le acque del rio Lanza proveniente dalla Valmorea (Co). A sud del ponte di Vedano Olona confluiscono altri due affluenti. All'altezza di Castellanza, l'Olona inizia il suo percorso di pianura. Superato il canale Villoresi, riceve le acque del torrente Bozzente, proveniente da Tradate.
L'Olona ha avuto un peso significativo nella storia degli uomini quale collegamento tra la Pianura Padana e la zona delle Alpi. E' sul finire dell'Impero Romano che l'area dell'Olona acquista ulteriore importanza, collocandosi all'interno della rete difensiva organizzata dai Romani nel sud delle Alpi.
In questo senso emergeva la posizione di Sibrium (Castelseprio) situata al centro di un sistema di torri d'osservazione, che i Romani dislocavano lungo i limes per controllarli e trasmettere notizie. L'epoca comunale, che in seguito a lunghe lotte vide la distruzione di Castelseprio e l'affermazione del dominio milanese, ha lasciato traccia lungo il corso dell'Olona nella costruzione di numerosi castelli.
Eccezionale è infine il complesso monumentale di Castiglione Olona, dovuto alla grande personalità del cardinale Branda Castiglioni.
Partendo da Castiglione Olona è possibile effettuare la visita al borgo, definito da Gabriele D'Annunzio "Isola di Toscana in Lombardia", con la stupenda Collegiata, il Battistero, il Museo della Collegiata, la Chiesa di Villa, il Castello Monteruzzo, il Palazzo Branda con l'annesso Museo.
Da Castiglione si prende per la frazione di Gornate Superiore dove troviamo la chiesetta romanica di S.Michele e si prosegue per Gornate Olona e Torba (Santuario della Madonnetta, chiesa romanica di Santa Maria ed il monastero-torre, proprietà del Fondo per l'Ambiente Italiano).
Da Torba, seguendo la strada per Castelseprio ritroviamo le rovine del castrum longobardo, con notevoli monumenti storici quali la chiesa di Santa Maria Foris Portas (proprietà della Provincia di Varese) e la basilica di S.Giovanni Evangelista. Proseguendo si arriva a Cairate dove si potrà visitare il Monastero di Santa Maria Assunta (proprietà della Provincia di Varese).
Raggiunta Fagnano Olona, che conserva uno tra i più bei castelli viscontei della provincia (ora adibito a municipio), si prosegue per Olgiate Olona sino a raggiungere la conclusione dell'itinerario a Castellanza, grosso centro della provincia ove si potrà visitare la chiesa di S.Giulio, il Museo Pagani e la chiesa di San Bernardo, quest'ultima in frazione di Castegnate.
ARNO
La valle del torrente Arno costituisce una importante via di penetrazione dalla pianura verso la zona delle colline moreniche, ospitando la strada statale e provinciale, l'autostrada e la ferrovia, che da Gallarate a Varese seguono un tracciato pressoché parallelo.
Con i torrenti Tenore e Rile ha in comune la caratteristica di non sfociare direttamente in un altro fiume o in un lago, ma le acque "spagliano", cioè si disperdono nei permeabili terreni dell'alta pianura. Tutti considerati appartenenti al bacino del fiume Ticino, nascono nella zona collinare di Gazzada Schianno, Caronno Varesino e Morazzone, interessando una vasta area densamente popolata.
Nel 1969 è stato costituito il Consorzio volontario per la tutela, il risanamento e la salvaguardia delle acque dei tre torrenti con lo scopo di una sistemazione idraulica e di un risanamento ecologico.
Frequenti, infatti, sono i fenomeni di allagamento in seguito a forti piogge; inoltre le sostanze inquinanti hanno reso in parte impermeabili i terreni sui quali si disperdevano le acque, con il risultato di allungarne il corso e di creare vaste zone paludose.
MARGORABBIA
Il torrente Margorabbia nasce in Valganna (Ponte Inverso) e, percorrendo la valle in direzione nord, attraverso la piana alluvionale detta "Le Comunelle", forma una piccola zona paludosa circondata da ontani, salici, noccioli, frassini e betulle, per poi entrare nel piccolo lago di Ganna.
Attorno, la vegetazione prevalente è costituita fino ai 600-700 metri, da castagni, più in alto da faggi e da querce, frassini e betulle. Proseguendo poi, sempre in direzione nord, esso forma il lago di Ghirla. Dopo Ghirla il Margorabbia, ricevuti alcuni affluenti, piega verso nord-ovest e le sue acque, con condotta forzata, vanno ad alimentare una centrale nei pressi di Ferrera di Varese.
All'altezza del "Pont Niv" il Margorabbia scorre sotterraneo in alcune cavità carsiche per circa 800 metri, formando l'Orrido di Cunardo (grotta denominata Antro dei Morti). A Ferrera di Varese forma un piccolo laghetto artificiale (costruito per scopi idroelettrici) e la bellissima cascata della Fermona. In Valtravaglia riceve le acque del suo principale affluente: il torrente Rancina che proviene dalla zona sovrastante Rancio Valcuvia.
A Grantola, il torrente Grantorella, attraversato il paese, vi confluisce da destra, mentre il torrente Chiesone (o Gesone) vi si immette proveniente da sinistra, dopo aver oltrepassato l'abitato di Mesenzana.
Il Margorabbia a Germignaga confluisce nel Fiume Tresa e dopo un breve comune percorso, le acque sfociano nel lago Maggiore.
A partire dal tratto in Valtravaglia il fiume è costeggiato da una pista ciclabile, ideale per gli amanti del jogging.
TRESA
Il fiume Tresa, che esce dal Ceresio, segna per circa 7 km. il confine tra l'Italia e la Svizzera ed infine si getta nel Verbano, nel comune di Germignaga, dopo altri 6 km. Nel suo correre verso il Verbano, soprattutto dopo il confine di Cremenaga, nella Valle del Tresa, il fiume si incunea in una piccola gola, fornendo suggestive rapide.
A valle di queste rapide, verso il Pian di Creva si apre un piccolo laghetto ottenuto con uno sbarramento artificiale asservito alla centrale idroelettrica di Creva (comune di Luino).
Il bacino imbrifero del Tresa è di circa 600 kmq. Il suo percorso divide le montagne svizzere, sul versante destro, quali il Motto Croce (1183mt.), il Monte Rogoria (926 mt.), il Motto di Galbirona (910 mt.), il Monte Mondini (814 mt.), da quelle italiane che sono il Monte Clivio (739 mt.), il Monte Bedea (667 mt.), il Monte Marzio (880 mt.), il Monte La Nave (988 mt.), il Monte Mezzano (932 mt.) ed il Monte Sette Termini o Bedeloni (972 mt.).
Numerosi gli affluenti soprattutto dalla parte sinistra, che mantengono la caratteristica di essere brevi e piuttosto impetuosi, contrapponendosi agli immissari di destra, che hanno invece un percorso più lungo alle spalle. Tra tutti il maggiore è sicuramente il Margorabbia che si congiunge al Tresa poco prima del suo sfociare nel Lago Maggiore.
Un cenno a parte merita la diga di Creva ed il piccolo laghetto, che si costeggia quando si vuole raggiungere da Luino l'abitato di Cremenaga, sulla strada che porta all'omonimo valico di frontiera, oppure continuare fino a Lavena-Ponte Tresa. La diga è stata ultimata nel 1929 ed attualmente ha una capacità di 950.000 mc. ottenuta con la costruzione di una diga a gravità di 26 metri di altezza e 50 di larghezza.
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